IL FAI ADOTTA LA MADONNA DEL SOLE:IL CAPOLAVORO DI CAPODACQUA

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E’ forse superfluo ricordare quanto il FAI abbia fatto, fa e farà per il diritto al Patrimonio.

Voglio qui ricordare un’iniziativa che mi tocca più direttamente: l’adozione da parte del FAI della piccola chiesetta ottagonale della Madonna del Sole di Capodacqua, una delle tante frazioni di Arquata del Tronto.

All’indomani del terribile terremoto del 24 agosto del 2016, si è creata l’intesa per l’adozione della Madonna del Sole, il FAI ha così riconosciuto in questo piccolo oratorio non solo il simbolo della provata comunità locale, ma un valore per l’Italia intera.

La piccola chiesa risale alla seconda metà del Cinquecento ed ha più di una ragione per essere protetta. Per la sua progettazione si è fatto il nome di Cola d’Amatrice; è un edificio ottagonale e di chiese con questa pianta in Italia ce ne sono proprio poche. Il suo interno è completamente affrescato da ex voto risalenti alla seconda metà del XVI sec. Tra questi sull’altare si trova la Madonna del Sole, realizzata nel 1523 da un allievo di Carlo Crivelli. L’affresco decorava la semplice edicola di crocevia, attorno alla quale fu realizzata la chiesetta stessa.

 L’attributo del Sole alla Madonna, quasi sconosciuto in Italia, facilmente si può far risalire a culti pagani dedicati al sole.

Tra gli affreschi ce n’è uno a cui sono particolarmente affezionata: è un Compianto sul Cristo morto, realizzato con le elemosine alla Madonna del Sole nel 1555, come è scritto nel cartiglio in basso della scena.  Comprende anche una bella cornice dipinta, con Dio Padre, due sibille, due profeti, San Pietro, San Paolo, Santa Caterina d’Alessandria e la Maddalena. L’anonimo pittore per alcuni volti impiega gli stessi patroni che sono disegni preparatori su cartone che venivano trasportati sulla parete, per guidare il disegno e la stesura rapida del colore. Compie cioè un’operazione molto semplice di “copia e incolla”, abituale anche nelle botteghe più rinomate. Gli stessi visi, appena modificati per i diversi personaggi, mantengono un sopracciglio curiosamente alzato che dà loro un’espressione curiosa. Quasi cifra stilistica del nostro pittore sono delle improbabili ma deliziose nuvolette, simili a bolle di sapone che sostengono Dio Padre; poi si diverte a dare buffe e diverse espressioni agli angioletti della cornice, come bimbetti birichini affacciati dal Paradiso.

 L’intero insieme, i volti, i gesti sono schiettamente paesani, ma la composizione è quella di Perugino, che aveva già dipinto lo stesso soggetto nel 1495. Il nostro piccolo Maestro dell’affresco di Capodacqua si esprime in un linguaggio vivo e dialettale, i suoi colori brillanti ci fanno sperare nella prossima primavera, rinascita che non deve tardare per l’oratorio della Madonna del Sole e per tutta la sua comunità.

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