IL TALENTO DELLE DONNE. STORIE DI CREATIVITA' AL FEMMINILE

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Da poco è trascorsa la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

La storia che  racconto ci ricorda, se mai ce ne fosse bisogno, quanto la violenza contro le donne sia consuetudine ben radicata nel tempo.

Costanza Bonarelli (1614-1664) è stata scultora come le fonti la appellano, ma della sua arte nulla ci è arrivato. Come la pittrice Marietta, figlia di Tintoretto, spesso le donne non firmavano le loro opere, restavano all’ombra della bottega paterna o del marito, così solo per fama sappiamo del loro operato.

Ma di Costanza conosciamo il volto e molto della sua vicenda.

Gianlorenzo Bernini le dedica un busto ritratto in marmo, oggi al museo Bargello di Firenze, per molti anni di proprietà dell’autore che certo lo realizzò per suo piacere, quando i due erano amanti. Il ritratto è riuscito al pari di quelli per le commissioni dei potenti, come per Scipione Borghese,Urbano VIII o Francesco I d’Este. E’ insolito che per un’amante si impieghi il nobile marmo.

Il poliedrico artista la ritrae in abiti da camera, come appena sveglia, lo sguardo sicuro e stupito insieme, i capelli raccolti in una crocchia disinvolta da cui sfuggono ciocche deliziose, le labbra turgide parlano e il seno si gonfia per il respiro, sotto la sottile camicetta slacciata. E’ viva Costanza ed è bellissima.

Moglie di un aiutante di Gianlorenzo, è verosimile pensare che i due si siano conosciuti in bottega, a lavoro, tra marmi e polvere. La loro è una storia di passione che si tingerà di sangue.

In quegli anni Bernini si sentiva Il “padrone del mondo”, come la stessa madre lo descrive in una lettera di supplica al Papa, al suo mondo appartiene anche Costanza di cui si sente padrone.

La sorprende con il fratello, subito scoppia una lite violenta, furente di rabbia lo insegue e lo bracca fin dentro la basilica di Santa Maria Maggiore, senza smontare da cavallo e con la spada sguainata. Se i preti della basilica non fossero riusciti a strapparglielo dalle mani, certamente l’avrebbe ucciso.

Ricordate una simile storia interpretata da un Robert De Niro, nel fiore della carriera, per il film di Roland Joffé Mission? Trasportiamola nella Roma del Seicento e tutto torna, stessa passione e cieca rabbia.

Non contento Gianlorenzo manda a casa della bella un suo servitore che con la scusa di un dono si fa aprire e la sfregia, come il suo padrone gli aveva ordinato.

La madre di Bernini è cosciente del pericolo che i suoi due figli corrono, armati l'uno contro l'altro, e scrive una lettera di supplica al Papa  chiedendo di intervenire. Urbano VIII non può rinunciare al suo artista, così fa esiliare il fratello Luigi e obbliga Gianlorenzo ad un matrimonio “riparatore” con la più bella delle donne di allora.

Ma per Costanza non c'è giustizia, sconta il carcere per adulterio.

Eppure non si piegò alla umiliazione, torna dal marito che certamente la amava, come possiamo desumere dal suo testamento.

Rimasta vedova, si rialza, eredita la bottega del marito e diventa una delle mercanti di opere d’arte più accreditate d’Europa.

Forse è una storia a lieto fine.

Bernini continua la sua carriera, con trionfi e amarezze, ma sempre sulla cresta dell’onda.

Anni fa mi sorpresi nel trovare la sua tomba indicata con una semplice epigrafe sotto un gradino di accesso all’altare di Santa Maria Maggiore, che ad ogni Messa il celebrante calpesta, lui che poteva realizzare per sé uno splendido mausoleo. La lapide non lascia dubbi: Gian Lorenzo Bernini gloria della città e delle arti, qui umilmente riposa. Nemesi storica?

 

Per saperne di più: ascolta in podcast la puntata di Museo Nazionale, del 26.09.2015 dedicata al Busto di Costanza Bonarelli realizzata da Tomaso Montanari.